Mi piace molto unire lo sport con il Coaching ed è per questo che più di etica voglio parlare di “Fair Play”
Come ben sai la parola Fair Play significa “Gioco Corretto” cioè comportamento rispettoso delle regole, che garantisce le stesse opportunità ai diversi contendenti, nello sport, nella politica e nei rapporti umani e sociali.
L’etica sportiva, e non solo, riguarda tutti e tutto.
Nello specifico essere leali significa comprendere il mondo di regole – a volte non scritte – che riguardano la situazione, le scelte, l’avversario, le persone coinvolte e significa accettare i propri limiti, sfidare le proprie debolezze, mettere in relazione i risultati all’impegno, significa allenare la capacità di affrontare la frustrazione.
Se vivi la tua vita personale, lavorativa e sportiva con questa lealtà tutto diventa “educativo” ed è per questo che nel mio lavoro di Coach pongo molta attenzione alla lealtà e alla eticità.
Il Coaching fatto in modo etico aiuta a rafforzare l’autostima e il senso di autoefficacia.
Quando una persona si rivolge a me, la prima sfida da affrontare è quella con se stesso/a nella ricerca del miglioramento delle proprie capacità – lavorative, personali o sportive.

Tutte le volte che un mio cliente si mette in gioco, si “allena” per raggiungere un obiettivo, che fatica per crescere non sta solo migliorando la sua mente e il suo corpo, ma sta fortificando il suo Carattere.
Il Coaching è etico quando educa al confronto.
Fatta questa doverosa premessa voglio condividere degli spunti con te che stai leggendo.
Delle regole non scritte di etica legate al mio lavoro di Coaching.
Ti saranno utili quando sarai lì, che decidi se affidarti ad un Coach oppure continuare a fare quello che stai facendo senza che niente cambi nella tua vita.
Che cosa è etico per me nel Coaching:
- Supportare le persone a crescere e a lavorare su di sé in 3 ambiti: nel sapere, nel saper fare e nel saper essere
- Fare del bene alla persona, sempre e comunque.
Anche quando quel bene non sei più tu.
Mi spiego meglio: se le tematiche della persona con cui sto lavorando esulano dal Coaching, va direzionata da un terapeuta.
- Sapere dire di no quando senti che i tuoi valori come Coach non vengono rispettati dalla collaborazione.
- Rispettare i tempi di “fioritura” di ognuno.
- Tracciare bene i confini tra amico e Coach. Tra professionale e personale.
Puoi voler bene al tuo cliente ma attenzione a come poni le basi del tuo affetto.
Come un allenatore il Coach è una figura molto presente e si deve essere attenti a non creare dipendenza altrimenti verrà meno il nostro obiettivo che è quello di garantire – alla persona che stiamo seguendo – degli strumenti per poter camminare con le sue gambe.
- Stabilire che nel percorso di Coaching non sei a disposizione H24 ma in degli slot di tempo ben definite insieme.
- Chiedere il permesso di pubblicare referenze, foto oppure messaggi. È giusto dare volto a chi investe in percorsi di Coaching e al proprio cambiamento, ma questo deve avvenire solo con chi te lo consente di fare.
- Chiedere al tuo cliente di prendersi un impegno importante di cambiamento quando anche tu, internamente, lo stai facendo.
- Suggerire alla persona il percorso migliore per lui/lei.
Mi capita spesso di incontrare imprenditori che vogliono lavorare subito sull’azienda, sui collaboratori, sulle strategie, sul marketing,…
Se la persona non è pronta ad affrontare un percorso di un certo tipo per aiutare gli “altri” allora gli suggerisco sempre di iniziare a lavorare su se stessa e comprendere quale realmente è la sua Mission.
- Dare un qualcosa in più rispetto quello che gli hai promesso.
- Dire la verità. Deve esserci trasparenza sempre. Io credo fortemente nelle persone che seguo e nelle loro capacità e se decidono di lottare per degli obiettivi per cui non ritengo giusto supportarlo o di comportarsi in modo scorretto per sé stesso o per gli altri, sono il primo che glielo fa notare.
- Per ultimo, ma non per importanza, etico è farti pagare per quanto ritieni giusto.
Ciao da Stefano
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