Gli ostacoli al lavoro in team

v

Commenti

Pubblicato il

11/16/2021

Autore

admin_stefano

Nel mio nuovo blog voglio affrontare con voi il tema di che cosa accade nella mente di un individuo chi entra a far parte di un gruppo di lavoro. 

La domanda precisa da porci è la seguente: 

“Quale sensazione proviamo ad iniziare a lavorare in un gruppo, in particolare se non conosciamo bene i componenti?”

Le sensazioni possono essere le più disparate a seconda del livello di sicurezza del singolo membro e della sua esperienza confrontarsi in gruppi di lavoro

Il soggetto sicuro avendo probabilmente un’altra immagine di sé potrebbe sentirsi a suo agio anche in un nuovo gruppo di colleghi poco conosciuti per la sua motivazione ad affrontare sfide inedite.

Potremmo poi avere il caso diametralmente opposto dell’individuo insicuro, a disagio di fronte a una situazione nuova, con una scarsa opinione di sé oppure condizionato da esperienze pregresse negative. Questi potrebbero provare una sensazione di inadeguatezza e frustrazione.

Ancora diverso sarà l’atteggiamento di una persona che ha un’autostima eccessiva e che potrebbe vedere nel gruppo persone non alla sua altezza e pertanto giudicare improduttivo il fatto di impegnare le proprie energie per collaborare con individui che nella sua percezione non possono dare un serio contributo al conseguimento di risultati.
I suoi comportamenti potrebbero apparire spavaldi, distaccati, di sufficienza.

Non a caso la fase iniziale del team work si chiama stadio olfattivo dove le persone si annusano prima di aprirsi alla discussione o alla collaborazione.

Nelle prime fasi di lavoro occorre capire i profili dei propri colleghi al fine di interagire meglio con ciascuno di loro.
Questa analisi dei profili è importante per tutti ma indispensabili per il team leader, il cui compito è quello di facilitare l’integrazione del gruppo per farlo crescere e motivarlo.

Andiamo a esaminare i diversi profili:

Sensazione di limitazione del proprio potere operativo

Il partecipante avverte che il gruppo rappresenta un freno alla sua azione e le sue decisioni. In genere è un partecipante che si sente competente e rapido nel processo decisionale e pertanto soffre la maggiore lentezza del gruppo di lavoro.

Sintomi 

C’è un bisogno di dominare la situazione e imporre i propri metodi di lavoro per il processo decisionale il proprio modo di pensare

Paura del giudizio altrui

Il partecipante avverte un forte senso critico da parte degli altri.
Si sente esaminato nel gruppo. Il suo subconscio sembra porsi una domanda costante: “Come mi giudicheranno gli altri?”

Sintomi

Questa preoccupazione per il giudizio degli altri porta l’individuo a chiudersi in se stesso, parlare il meno possibile, non confrontarsi, aderire facilmente alle proposte degli altri.
Il possibile dissenso in queste persone viene percepito dal linguaggio non verbale più che dalle parole pertanto deve essere stimolato dagli altri membri del gruppo la partecipazione.

Chiusura da sensazione di superiorità

Il partecipante avverte un certo senso di superiorità rispetto agli altri partecipanti e reagisce attraverso la chiusura ostentata.
Il subconscio sembra dirgli non sprecare le tue energie con queste persone che non sono alla tua altezza.

Sintomi

I segnali più evidenti sono le posture assunte dal soggetto che vuole ostentare la sua indifferenza verso il gruppo. Si siede a una certa distanza dagli altri, si guarda attorno con aria di sofferenza, si impegna nel fare qualcosa che esula dagli obiettivi del gruppo ad esempio disegna su un foglio, gioca con la matita, guarda spesso l’orologio, legge documenti personali, si concentra in modo spudorato sul cellulare o sul pc.

Chiusura al cambiamento

Il partecipante teme, a volte inconsapevolmente, che il gruppo prenda decisioni che possono traumatizzare la propria area di comfort o la propria routine di lavoro.
Il subconscio sembra dirgli: “fai attenzione tutte queste idee, novità perché ti creeranno un sacco di problemi di lavoro”.

Sintomi

Atteggiamenti che rispecchiano la chiusura rispetto alle novità e un marcato conformismo e che si trasformano in frasi del tipo:

“Sono anni che ci siamo comportati così e non abbiamo mai avuto problemi”

“Queste iniziative sono molto belle ma ci vorrebbe il tempo per realizzarle”

“In teoria sembra tutto facile ma la realtà è ben diversa”

“È facile cambiare a parole bisogna vederne i riflessi pratici”

Paura di essere rifiutato

Il partecipante avverte questa difficoltà a inserirsi nel gruppo e a essere accettato come un membro attivo. Questa sensazione può essere accentuata nell’entrare a far parte di un gruppo già formato.

Sintomi

Uno dei sintomi più evidenti è la ricerca di piccole alleanze l’interno del gruppo per la difficoltà di farsi spazio comunicando l’interno all’interno del gruppo. Spesso ci si cerca di avvicinare la persona che si ha accanto, oppure calamitare il proprio interesse verso coloro che manifestano un ascolto attivo o che assecondano le proposte fatte.
Un altro sintomo è il contatto visivo costantemente proiettato verso possibili alleati che stanno parlando.

Negativista

Questo profilo è il più problematico: se la caratteristica è esasperata in un Team di lavoro, il rischio di fallimento è molto elevato.
Il negativista è colui che ha la grande abilità di rilevare gli aspetti negativi di ogni idea o proposta.
Il problema non nasce dalla rilevazione di questi aspetti e dai rischi di confutare una proposta, perché il confronto è la parte più produttiva della riunione, ma solo se è costruttivo e non distruttivo.

Sintomi

Linguaggio non verbale che esprime dissenso nelle fasi di ascolto

Ti aspetto al mio prossimo articolo, dove ti parlerò delle 10 regole comuni ai Team di successo

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *