“Estrarre dal fallimento la nota positiva per rendere produttiva qualsiasi esperienza”
Fermiamoci solo un attimo a pensare a quante nostre vittorie lavorative, personali o sportive, abbiamo festeggiato.
E ora immaginiamo a quanti fallimenti abbiamo dato il giusto merito e la giusta celebrazione.
Rispondete in modo sincero perché lo so che il vostro cervello ha cercato sempre e comunque di boicottare ogni singolo pensiero positivo relativo al fallimento.
Il fallimento è fallimento.
Punto.
E c’è sempre qualcosa o qualcuno a cui poter scaricare la colpa dell’insuccesso.
Prendiamo l’esempio di grandi sportivi.
Non esistono sportivi che non abbiamo conosciuto la sconfitta: Roberto Baggio, Valentino Rossi…
Chiunque si metta in gioco e abbia provato a vincere in uno sport, singolo o di squadra, per quanto bravo sia, ha perso almeno una volta.

Roberto Baggio dopo aver sbagliato il calcio di rigore ai mondiali nel 1994 non disse a tutti:
“Guardate che prima di me lo ha sbagliato anche Baresi”.
Si assunse tutta la responsabilità e da li ripartì per migliorare le sue prestazioni sportive.
Un altro esempio è Valentino Rossi che ogni volta che vince una gara dice: “Abbiamo vinto…” parlando di tutta la squadra, ma quando perde parla in prima persona: “Ho perso perché…”.
Si assume tutta la responsabilità del fallimento in gara e da lì analizza e costruisce le sue vittorie.

Non esiste un vero campione che faccia lo “scaricabarile” delle responsabilità della sconfitta.
Si potrebbe continuare all’infinito con tantissimi altri esempi di atleti che prendono dal fallimento le loro responsabilità, i loro errori e li scompongono nel dettaglio per trasformarli in qualcosa di positivo e lavorarci sopra.
Questo aumenta la loro “produttività” intesa come l’accezione di produrre performance sempre migliori che li porteranno alla vittoria.
Ora torniamo a pensare ai nostri fallimenti.
Al budget non raggiunto, ad un prodotto che non ha funzionato nel mercato in cui lo abbiamo lanciato, ad una filiera produttiva che non sta performando nel modo migliore, a dei collaboratori che non stanno raggiungendo risultati perché scollegati tra loro.
Sono esempi che porteranno a delle sconfitte.
A dei fallimenti.
Bene. Si, molto bene viene da dire.
Perché se c’è un fallimento, c’è un risultato raggiunto e cerchiamo di capire come trasformare quel fallimento in qualcosa che potrà aiutarci a diventare più performanti nel futuro.
Prendiamo il nostro ultimo anno lavorativo, sportivo, personale.
Prendiamo un foglio di carta e una penna.

Si foglio e penna, e non mezzi tecnologici, perché quando trasferiamo su carta, il nostro cervello lavora più intensamente e imprime quello che scriviamo.
Mettiamo nero su bianco una lista di fallimenti di quest’anno.
Per facilità prendo esempi generici:
– Non ho raggiunto il budget,
– Ho abbandonato lo studio,
– I miei collaboratori non hanno performato.
Ora scriviamo dettagliatamente cosa abbiamo imparato da questi fallimenti, ad esempio “Se non pianifico meglio il mio anno lavorativo non raggiungerò il budget annuale”.
Vi accorgerete che per ogni frase che avete scritto potrete trovare l’insegnamento ricevuto.
Ma scendiamo più in profondità perché se vogliamo trasformare questo insegnamento in qualcosa di più produttivo dobbiamo analizzare e cambiare il modo di approcciare alla sconfitta.
Avrete notato che l’insegnamento tende sempre al negativo e presenta spesso delle negazioni — in questo esempio “non”.
Ora trasformiamo la nostra affermazione in una frase che il nostro cervello riconosca come una linea Guida.
Ci sono tre fattori che dobbiamo tenere in considerazione:
1. La frase deve essere formulata al positivo,
2. Deve iniziare con un verbo al presente,
3. Deve contenere al massimo 8 parole il nostro cervello apprende meglio una frase di massimo 8 parole.
Trasformiamo quindi la nostra frase in una linea Guida.
Passiamo da “Se non pianifico meglio il mio anno lavorativo non raggiungerò il budget annuale” a:
“Pianifico l’anno e raggiungo l’obiettivo”.
Ora facciamo questo esercizio per tutte i nostri fallimenti segnati nella lista.
Magicamente noi e il nostro cervello avremo delle linee guida ben definite da seguire che andranno a cambiare la nostra concezione di fallimento e sconfitta.
Come i grandi sportivi che analizzano nei minimi dettagli e prendono il fallimento per imparare e raggiungere i loro successi, ognuno di noi può farlo nella sua vita e trasformare ogni anno in una nuova opportunità di insegnamento.
Questo è uno dei segreti per poter diventare più “produttivi” nella vostra vita personale, sportiva e professionale giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Pronti?
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